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Home : Dati e prodotti : Catalogo : : 30 grafici : Transizioni occupazionali
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Transizioni occupazionali

economia italiana

sistema
delle imprese

mercato
del lavoro

difficoltà delle famiglie

Europa 2020
Periodo di riferimento: : Anni 2004-2009
Pubblicato il: 27 maggio 2011
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mobilità occupazionale

Tassi di mobilità occupazionale per il totale del panel e per classe di addetti. Variazioni percentuali per le classi di addetti, contributo percentuale delle imprese in espansione e di quelle in contrazione alla variazione degli addetti della classe
Fonte: Istat, Registro statistico delle imprese attive

Guardando alle imprese sempre attive nel periodo 2004-2009, si nota una forte divergenza tra i comportamenti seguiti nel 2004-2007 e quelli che hanno caratterizzato il periodo 2007-2009, segnato dalla crisi più acuta degli ultimi decenni. Si tratta di un panel di oltre 2,9 milioni di imprese sempre attive tra il 2004 e il 2009, circa il 68 per cento di quelle operanti all’inizio del periodo, che impiegavano nel 2004 circa 12,9 milioni di addetti. Nel primo periodo considerato lo stock complessivo di addetti delle imprese del panel è aumentato di circa 920 mila unità, per poi ridursi, nel successivo, di circa 154 mila addetti. L’intensità delle variazioni degli addetti fornisce una qualificazione di questi andamenti. Una misura approssimativa, ma efficace, del grado di turnover occupazionale all’interno del panel (data dalla dimensione complessiva delle variazioni in aumento o in diminuzione dell’occupazione delle singole imprese) si ottiene calcolando un tasso di mobilità occupazionale. Tra il 2004-2007 e il 2007-2009 si rileva una generale diminuzione delle dinamiche del lavoro tra le imprese considerate: il tasso di mobilità occupazionale si riduce sensibilmente in tutte le classi dimensionali, mentre per il complesso del panel la riduzione è dal 25,4 per cento del 2004-2007 al 18,7 per cento del 2007-2009. L’andamento dell’indicatore è coerente sia con la tendenziale prociclicità di questo tipo di misure, sia con il fatto che l’andamento prociclico è più evidente presso le imprese minori. La “chiusura” delle dinamiche occupazionali del sistema discende più da un crollo dei tassi di assunzione (dal 16,3 all’8,8 per cento per il complesso del panel) che da un aumento dei tassi di dismissione di addetti (passati dal 9,1 al 9,9 per cento), soprattutto presso le imprese di piccola e media dimensione. In altri termini, nel biennio di crisi le imprese italiane sempre attive dal 2004 hanno privilegiato scelte orientate alla tenuta occupazionale, assorbendo un numero significativamente inferiore di addetti ed espellendone (relativamente) pochi in più. Va ricordato infine che i valori contenuti dei tassi di espulsione registrati nel periodo 2007-09 risentono anche del massiccio ricorso alla cassa integrazione (Cig) osservato nello stesso biennio: nel solo anno 2008-2009, ad esempio, tra le grandi imprese manifatturiere il numero di ore di Cig è salito da meno del 4 a oltre il 13 per cento delle ore lavorate, mentre i provvedimenti anticrisi hanno esteso la Cig anche a imprese e a lavoratori solitamente esclusi.



L'indicatore

L’aumento o la diminuzione di addetti tra due momenti nel tempo segnalano se un’impresa attraversa una fase di crescita o contrazione, ma non colgono la volatilità dell’occupazione, cioè i flussi effettivi di creazione e distruzione di posti di lavoro sottesi alla variazione di addetti osservata (ad esempio, un aumento del 5 per cento di addetti può risultare da un incremento di addetti del 5 per cento o dalla combinazione di un aumento del 20 per cento e una contrazione del 15 per cento). Il tasso di mobilità occupazionale riporta, per ogni classe dimensionale d’impresa, la percentuale di addetti assorbiti ed espulsi sul totale degli addetti della classe. I calcoli riguardano le differenze tra occupati medi negli anni iniziale e finale di ciascun periodo, e non le variazioni dello stock di occupati. Inoltre le percentuali sono calcolate sul totale degli addetti di ogni singola classe dimensionale, per consentire confronti intertemporali all’interno delle classi. Le informazioni derivano dal Registro statistico delle imprese attive (Asia) che individua l’insieme delle imprese e i relativi caratteri statistici integrando informazioni desumibili sia da fonti amministrative, gestite da enti pubblici o da società private, sia da fonti statistiche.



Definizioni

Imprese attive: le unità che hanno svolto un’effettiva attività produttiva per almeno sei mesi nell’anno di riferimento.
Addetto: persona occupata in un’unità giuridico-economica come lavoratore indipendente o dipendente (a tempo pieno, a tempo parziale o con contratto di formazione lavoro), anche se temporaneamente assente (per servizio, ferie, malattia, sospensione dal lavoro, Cassa integrazione guadagni ecc.). Comprende il titolare/i dell’impresa partecipante/i direttamente alla gestione, i cooperatori (soci di cooperative che, come corrispettivo della loro prestazione, percepiscono un compenso proporzionato all’opera resa ed una quota degli utili dell’impresa), i coadiuvanti familiari (parenti o affini del titolare che prestano lavoro manuale senza una prefissata retribuzione contrattuale), i dirigenti, i quadri, gli impiegati, gli operai e gli apprendisti.

Grafico e dati (xls 992 kbyte)
 

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