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Contenimento della povertà e dell’esclusione sociale

economia italiana

sistema
delle imprese

mercato
del lavoro

difficoltà delle famiglie

Europa 2020
Periodo di riferimento: Anno 2009
Pubblicato il: 27 maggio 2011
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Contenimento della povertà e dell’esclusione sociale

Popolazione in famiglie a rischio di povertà o esclusione per incidenza complessiva e per i tre indicatori selezionati nella Strategia Europa 2020 per regione. Valori percentuali
Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Eu-Silc

La Strategia Europa 2020 promuove l’inclusione sociale, puntando a far uscire almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà o di esclusione. Questa condizione oggi in Italia coinvolge 15 milioni di persone e il Programma nazionale di riforma si pone l’obiettivo di ridurle nel 2020 di 2,2 milioni. Gli indicatori individuati per monitorare l’obiettivo sono tre: le persone a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali; le persone in situazione di grave deprivazione materiale; le persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa. Dalla loro sintesi deriva un indicatore complessivo che misura la quota di persone che sperimentano almeno una delle condizioni descritte. L’Italia ha quasi un quinto delle famiglie a rischio di povertà, una quota di due punti più elevata di quella rilevata per l’Unione europea. Tra il 2005 e il 2009, nonostante la crisi economica, la quota di famiglie in tale condizione è rimasta stabile. L’incidenza di famiglie con grave deprivazione è invece inferiore alla media europea (rispettivamente 7,0 e 8,1 per cento), mostrando un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al 2005, in controtendenza rispetto a quanto avvenuto del resto d’Europa, dove l’indicatore è diminuito dall’11 all’8,1 per cento. Infine, circa il nove per cento delle famiglie italiane presenta un’intensità lavorativa molto bassa, un valore simile a quello registrato a livello europeo e, in termini dinamici, si manifesta una tendenza alla riduzione analoga a quella dell’Ue.



L'indicatore

A livello territoriale i differenziali appaiono consistenti, fortemente a sfavore del Mezzogiorno, dove la quota delle persone che si trovano contemporaneamente nelle tre condizioni di disagio considerate dalla Strategia Europa 2020 è superiore al 2 per cento (circa 469 mila individui). Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo della popolazione nazionale, vive il 57 per cento delle persone a rischio di povertà o esclusione (in almeno una condizione di disagio) e il 77 per cento di quelle con tutti e tre i sintomi (rispettivamente 8,5 milioni e 469 mila individui). Le situazioni più gravi si riscontrano in Sicilia, dove i tre indicatori assumono i valori più elevati: il 39,9 per cento dei residenti è a rischio di povertà, il 18,8 per cento è in grave deprivazione e il 15,7 per cento vive in famiglie a bassa intensità lavorativa. I valori sono elevati anche in Calabria e Campania. Da segnalare la Puglia, per il dato riferito alla grave deprivazione (10,7 per cento) e la Basilicata per quello relativo alla bassa intensità lavorativa (14,0 per cento).



Definizioni

Persone a rischio di povertà o esclusione La quota di persone (sul totale della popolazione) che sperimentano almeno una condizione tra: rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali (cioè persone che vivono in famiglie con un reddito equivalente inferiore al 60 per cento del reddito equivalente mediano disponibile, dopo i trasferimenti sociali); situazione di grave deprivazione materiale (cioè persone che vivono in famiglie che dichiarano almeno quattro deprivazioni su nove tra: 1) non riuscire a sostenere spese impreviste, 2) avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo); non potersi permettere 3) una settimana di ferie lontano da casa in un anno 4) un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, 5) di riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potersi permettere l’acquisto di 6) una lavatrice, 7) un televisione a colori, 8) un telefono o 9) un’automobile); appartenenza a famiglie a intensità lavorativa molto bassa (cioè persone con meno di 60 anni che vivono in famiglie dove gli adulti, nell’anno precedente, hanno lavorato per meno del 20 per cento del loro potenziale).

Grafico e dati (xls 2.465 kbyte)
 

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