La congiuntura
L'economia di una nazione tende a crescere nel tempo, con un progressivo
sviluppo della produzione e del reddito. Tuttavia, la crescita non avviene
in modo regolare, bensì attraverso continue oscillazioni, o fluttuazioni
di breve o medio periodo che costituiscono il ciclo economico. La particolare
situazione che un’economia attraversa nel corso dei suoi movimenti
ciclici viene spesso indicata come congiuntura, con un termine il cui
significato non è definibile in modo rigoroso.
Quando quasi tutti gli indicatori economici attraversano una fase di
crescita, si dice che la congiuntura è favorevole, o positiva;
tale situazione corrisponde, nell’analisi del ciclo, a un periodo
di espansione. Quando, invece, buona parte degli indicatori ristagnano
o diminuiscono, si dice che la congiuntura è negativa; nel caso
la fase di contrazione dell’economia superi una durata convenzionale
(dell’ordine dei due trimestri) si dice che l’economia attraversa
una situazione di recessione.
Capire quale fase congiunturale caratterizza un sistema economico o
un settore produttivo è molto importante. Nelle fasi di espansione
crescono la domanda e la produzione di beni e servizi con effetti, in
media, positivi sull’occupazione, sui salari e sul reddito. Al
contrario, durante i periodi di recessione l’attività produttiva
si contrae, la domanda diminuisce o ristagna e la situazione del mercato
del lavoro tende a peggiorare.
Individuare in modo preciso le tendenze congiunturali in atto è
cruciale per le istituzioni che gestiscono la politica di bilancio e
quella monetaria, al fine di formulare le scelte di politica economica
considerate più opportune. L’analisi della congiuntura
è anche utile per costruire previsioni sugli andamenti futuri
delle grandezze economiche.
Gli indicatori utilizzati per misurare l’evoluzione ciclica di
un’economia o, più in generale, per individuare l’andamento
di breve periodo – ovvero su un arco di tempo che può andare
da pochi mesi a poco più di un anno - della situazione economica
di un paese o di specifici settori produttivi vengono usualmente definiti
indicatori congiunturali.
Gli indicatori congiunturali possono appartenere a due grandi famiglie:
quelli che registrano le attese dei consumatori e delle imprese e tendono
ad anticiparne i comportamenti futuri (i cosiddetti indicatori di clima
di fiducia, prodotti in Italia dall’Isae
(Istituto di studi e analisi economica), da inizio 2011 confluito nell’Istituto nazionale di statistica; quelli che misurano tempestivamente
(con cadenza mensile o trimestrale) la dinamica effettiva di variabili
rilevanti per la comprensione della recente evoluzione dell’economia.
L’Istat, in linea con quanto avviene negli altri paesi dell’Unione
europea, diffonde due tipologie di indicatori: quelli provenienti dalle
rilevazioni congiunturali, effettuate presso le imprese e presso le
famiglie (quest’ultime coinvolte per la rilevazione delle forze
di lavoro), e quelli relativi alla contabilità nazionale trimestrale.
Le rilevazioni congiunturali si riferiscono a numerose variabili: produzione,
fatturato, occupazione, salari, prezzi, flussi commerciali con l’estero.
Il principale indicatore mensile relativo all’andamento dell’attività
è l’indice della produzione industriale che misura, appunto,
l’evoluzione dell’output dell’industria in senso stretto;
l’andamento del medesimo settore è monitorato anche dagli
indicatori del fatturato e degli ordinativi. A partire dal 2004 l’Istat
pubblica, inoltre, un indice trimestrale di produzione delle costruzioni.
Il livello dell'occupazione e della disoccupazione è misurato
trimestralmente attraverso la rilevazione sulle forze di lavoro, condotta
presso le famiglie. Altri indicatori relativi alla dinamica di occupazione,
orari e retribuzioni sono basati sulla rilevazione condotta presso le
grandi imprese. L’andamento delle retribuzioni di fatto e del
costo del lavoro nell’industria e nei servizi di mercato sono
misurati dagli indicatori trimestrali Oros, basati sulle dichiarazioni
contributive effettuate dalle imprese presso l’Inps. Esiste, inoltre,
un indice mensile sull’andamento delle retribuzioni contrattuali
che considera tutti i settori dell’economia.
La dinamica dei prezzi è misurata mensilmente sia al primo livello
di commercializzazione dei prodotti industriali (tramite l’indice
dei prezzi alla produzione), sia per gli acquisti di beni e servizi
effettuati dai consumatori. Questi ultimi sono oggetto di tre distinti
indici dei prezzi
al consumo, come è spiegato nella specifica pagina di questo
sito.
L’andamento delle esportazioni e delle importazioni di beni è
rilevato mensilmente dall’Istat, sia per quanto riguarda gli scambi
con paesi esterni all’Unione europea, sia per quanto riguarda
gli scambi intra Ue. Il primo dato è diffuso sulla base delle
informazioni doganali ed è quindi più tempestivo, il secondo
si basa su informazioni aziendali ed è quindi leggermente più
ritardato. I dati sugli scambi determinano il quadro della bilancia
commerciale, una delle componenti della bilancia dei pagamenti:
il calcolo di quest’ultima, che tiene conto anche delle cosiddette
partite invisibili (cessioni di servizi, noli eccetera) e degli scambi
finanziari, è invece curato dalla Banca d’Italia. Quest’ultima
istituzione diffonde anche la bilancia valutaria, che fotografa gli
scambi al momento della regolazione economica anziché al momento
della cessione fisica del bene.
Nell’ambito della contabilità nazionale, il dato più
importante per l’individuazione dello stato della congiuntura
riguarda l'andamento del prodotto interno lordo (Pil), cioè il
valore dei beni e servizi prodotti in un paese al lordo degli ammortamenti
e al netto dei beni intermedi. Le stime del Pil trimestrale italiano
vengono diffusi dall'Istat in tempi molto rapidi: la stima preliminare
è pubblicata circa 45 giorni dopo la fine del trimestre di riferimento
e quella successiva, che è accompagnata da un insieme completo
di altre variabili misurate all’interno della contabilità
nazionale, a circa 70 giorni.
I dati congiunturali attraggono l’attenzione dei media e di molti
utilizzatori professionali. Al fine di porre tutti i soggetti nella
medesima condizione, l’Istat, dal 1997, ha scelto di diffondere
questi dati al Governo, al Parlamento e all’opinione pubblica
(attraverso i giornalisti delle agenzie di stampa che partecipano a
un briefing presso la sede dell’Istituto) a un’ora fissa
del mattino, sulla base di un calendario predeterminato annualmente.
Le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili nella pagina
dedicata ai dati su: Industria
e costruzioni, Lavoro, Conti
nazionali.