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La popolazione
Il termine demografia deriva dal greco e significa descrizione degli
andamenti della popolazione. La demografia non si limita a descrivere
la popolazione, ma indaga anche le relazioni e le leggi tra i fenomeni
studiati; si può quindi definire come l’insieme delle analisi
descrittive e investigative per lo studio delle caratteristiche strutturali
e dinamiche delle popolazioni umane, nei loro aspetti biologici e sociali
e nelle loro interazioni.
Le caratteristiche strutturali riguardano l’età, il sesso,
lo stato civile, la cittadinanza e la residenza; quelle dinamiche comprendono
i flussi della popolazione dovuti alle nascite, alle morti, alla formazione
e allo scioglimento delle unioni e alle migrazioni.
La demografia analizza, o fornisce gli elementi per analizzare, le variabili
e le loro interazioni: per esempio, lo squilibrio tra la crescita demografica
e le risorse, l’esistenza o meno di politiche volte a contenere
o a incrementare la numerosità della popolazione, le politiche
di gestione del territorio di fronte al progressivo spopolamento di
ampie zone, o le politiche di immigrazione e i processi di integrazione
sociale degli immigrati. La demografia è una branca della statistica,
in quanto adotta un metodo quantitativo per lo studio e l’analisi.
Il censimento fotografa la popolazione in un dato momento e
non la sua evoluzione. In altre parole: ci dice il numero di
abitanti (dimensione della popolazione) in determinati momenti distanziati
nel tempo, ma non in che modo questo numero si è evoluto
nel tempo.
Il confronto tra i risultati di due censimenti consecutivi permette
di delineare quale evoluzione vi sia stata nell’arco di tempo
trascorso; ma questo confronto, per quanto prezioso, si rivela insufficiente
se vogliamo conoscere le tendenze, le forme o i ritmi di evoluzione
verificatisi nell’intervallo di tempo tra i due censimenti, tanto
più se vogliamo informazioni su come tali tendenze stanno evolvendo
(andamenti correnti) o evolveranno (previsioni demografiche).
Per conoscere l’evoluzione è necessario disporre di un
registro permanente della popolazione: l’anagrafe della popolazione.
Le rilevazioni demografiche registrano gli eventi determinanti dell’evoluzione
delle popolazioni: nascite, morti, migrazioni (in entrata e in uscita).
Le fonti più comuni utilizzate per questo tipo di statistiche
demografiche sono gli atti amministrativi.
L’Istat effettua
rilevazioni dirette ed elaborazioni di dati provenienti da fonte amministrativa.
Oltre al censimento,
che fotografa la situazione ogni dieci anni, la popolazione si misura
attraverso le rilevazioni presso le anagrafi e lo stato civile, con
la raccolta dei seguenti dati:
-
Iscritti in anagrafe per nascita
-
Indagine sulle cause di morte
-
Iscrizioni e cancellazioni all’anagrafe per
trasferimento di residenza
-
Matrimoni
-
Movimento annuale della popolazione
straniera residente
-
Movimento e calcolo della popolazione
residente annuale
-
Popolazione residente comunale per sesso, anno
di nascita e stato civile
-
Rilevazione comunale mensile degli eventi di stato
civile
Non vanno dimenticate altre fonti di natura amministrativa, diverse
dall’anagrafe e dallo stato civile, quali:
Nonché dati provenienti da indagini campionarie dirette (Indagine
campionaria telefonica sulle nascite e i parti).
L’Istat produce elaborazioni riguardanti indicatori demografici,
tavole di fecondità e di mortalità e stime della popolazione
(Previsioni della popolazione).
Le caratteristiche strutturali della
popolazione
L’età, il sesso, lo stato civile, la residenza e la nazionalità
rappresentano le caratteristiche strutturali di una popolazione. La
fecondità, la sopravvivenza, la propensione a migrare, la nuzialità,
la divorzialità rappresentano le dinamiche che determinano i
mutamenti strutturali.
L’Istat diffonde i seguenti indicatori:
- L’indice di vecchiaia è il rapporto tra la popolazione
di 65 anni e più e la popolazione di 0-14 anni, moltiplicato
per 100.
-
L’età media è la media delle
età, ponderata con l’ammontare della popolazione in ciascuna
classe di età.
-
L’indice di dipendenza strutturale è
il rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni
e 65 anni e più) e la popolazione in età attiva (15-64
anni), moltiplicato per 100.
-
L’indice di dipendenza strutturale degli
anziani è il rapporto tra la popolazione di età 65 anni
e più e la popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato
per 100.
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La sopravvivenza in un certo anno di calendario
è misurata dalla speranza di vita (o vita media) alla nascita
o a una qualsiasi età, e cioè dal numero medio di
anni vissuti da una generazione fittizia di sopravviventi a quella
età (per la speranza di vita alla nascita ci si riferisce
normalmente a un contingente di 100.000 nati, detto radice
della tavola di sopravvivenza, vale a dire la
tavola di eliminazione del contingente stesso).
-
Il tasso di fecondità totale (numero medio
di figli per donna) è la somma dei quozienti specifici di fecondità
calcolati rapportando, per ogni età feconda (tra i 15 e i 49
anni), il numero di nati vivi all’ammontare medio annuo della
popolazione femminile.
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Il tasso di nuzialità è il rapporto
tra il numero di matrimoni celebrati nell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000.
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Il tasso di nuzialità totale è la
somma dei quozienti specifici di nuzialità degli sposi per
singolo anno di età tra i 16 e i 49 anni, moltiplicati per
1.000.
Dinamica della popolazione
residente (i flussi della popolazione)
La popolazione residente è costituita dalle persone che hanno dimora
abituale nel comune. Il suo incremento/decremento è dovuto a due
componenti: il movimento naturale (nati vivi, morti e loro saldo) e il
movimento migratorio (iscritti, cancellati per trasferimento di residenza
e loro saldo).
Per quanto riguarda la componente naturale, la rilevazione del numero
dei nati vivi permette di calcolare il tasso di natalità
(Rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000); la rilevazione
del numero dei decessi permette di conoscere il tasso di mortalità
(Rapporto tra il numero dei decessi nell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000). La differenza
tra i due tassi si dice tasso di crescita naturale. La componente
migratoria deriva dalla differenza tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche
conseguenti a trasferimenti di residenza. Il tasso migratorio netto
è il rapporto tra il saldo migratorio dell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000.
Le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili nella pagina dedicata
ai dati su: Popolazione.
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