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Le statistiche sui prezzi comprendono tutti gli indicatori che registrano l'evoluzione nel tempo dei prezzi dei beni e dei servizi prodotti e scambiati in un paese.

Dato che sarebbe praticamente impossibile rilevare i prezzi di tutti i beni scambiati in una nazione, gli istituti di statistica selezionano un campione di prodotti rappresentativi di tutti quelli prodotti o consumati nel paese, e su quelli basano il calcolo degli indici che ne misurano la variazione nel tempo.

I prezzi infatti possono essere rilevati in diverse fasi della produzione e della commercializzazione. Dopo aver rilevato i prezzi dei beni e servizi del campione, si procede a calcolare appositi numeri indice che esprimono l'andamento dei prezzi nel tempo rispetto a un anno scelto come base.
Per Italia l'Istat pubblica diversi indici dei prezzi:

  1. l'indice dei prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori, che misura le variazioni dei prezzi dei beni e servizi utilizzati dal settore agricolo;
  2. gli indici dei prezzi alla produzione, che misurano le variazioni dei prezzi dei prodotti nel primo stadio della loro commercializzazione sul mercato interno. Gli indici in questo gruppo si dividono in:
    - indice dei prezzi alla produzione dei prodotti venduti dagli agricoltori;
    - indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali;
  3. gli indici del costo di costruzione di alcuni manufatti dell'edilizia (fabbricati, capannoni, tronchi stradali);
  4. gli indici dei prezzi al consumo, che misurano le variazioni dei prezzi di un paniere di beni e servizi destinati al consumo finale delle famiglie.

Nella pratica di tutti i giorni, gli indici dei prezzi a cui si fa riferimento più spesso sono quelli relativi ai prezzi al consumo e ai prezzi alla produzione dei prodotti industriali. Vediamo perché.

Gli indici dei prezzi al consumo
misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativi di tutti quelli destinati al consumo finale delle famiglie presenti nel territorio economico nazionale e acquistabili sul mercato attraverso transazioni monetarie. Semplificando, simulano la variazione media della spesa di una grande famiglia composta da 57 milioni di persone per il solo effetto della variazione dei prezzi di acquisto di un paniere di beni e servizi che viene determinato all’inizio di ogni anno e mantenuto fisso per 12 mesi.

L'inflazione descrive una situazione in cui il livello generale dei prezzi tende a salire in maniera continuativa nel tempo. Il tasso di inflazione (la variazione percentuale del livello dei prezzi di periodo in periodo) si può misurare in diversi modi; uno dei metodi più usati si basa appunto sugli indici dei prezzi al consumo.

L'Istat pubblica con un comunicato mensile contenente i dati definitivi, preceduto da un altro comunicato con i dati provvisori, tre diversi indici dei prezzi al consumo:

  • indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale (Nic)
  • indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi)
  • indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell'Unione Europea (Ipca)

Tutti e tre sono usati per calcolare l'andamento dei prezzi al consumo. In questo senso sono equivalenti. In realtà, però, hanno finalità leggermente diverse uno dall'altro e perciò presentano qualche differenza. Vediamo quali.

L'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale (Nic) misura l'inflazione a livello dell'intero sistema economico, considerando cioè l'Italia come un'unica grande famiglia di consumatori; è il parametro di riferimento del governo per indicare l'inflazione programmata nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) a cui sono collegati i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro.

L'indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (Foi) si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente extragricolo. È l'indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, come per esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.

L'indice armonizzato europeo (Ipca), il più recente di tutti, è stato sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo. Viene usato come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell'Unione Europea in relazione all'ingresso e alla permanenza nell'Unione monetaria.

I tre indici si basano su un'unica rilevazione e sulla stessa metodologia di calcolo, condivisa a livello internazionale.
L’Istat ha posto sul suo sito una pagina di spiegazioni metodologiche sugli indici.

A sua volta, il paniere comprende beni e servizi, raggruppati in capitoli di spesa, ognuno con un proprio peso (prodotti alimentari e bevande analcoliche; abbigliamento e calzature; abitazione, acqua, elettricità e combustibili; trasporti e altro). All'interno di ogni capitolo, ogni bene o servizio partecipa all'indice con un peso pari all'importanza che riveste in media nei consumi delle famiglie italiane. Ogni anno l'Istat rivede e aggiorna la composizione del paniere e il peso di ogni bene sulla base di un'apposita indagine condotta presso un campione di famiglie, al fine di rappresentare meglio gli effettivi comportamenti di spesa delle famiglie italiane.

Gli indici Nic e Foi sono calcolati sulla base dello stesso paniere, ma il peso attribuito a ogni prodotto è diverso a seconda dell'importanza che rivestono nei consumi della popolazione di riferimento (nel caso del Nic, l'intera popolazione italiana; nel caso del Foi, le famiglie che fanno capo a un operaio o a un impiegato).
Al contrario, l'indice Ipca, pur essendo calcolato con riferimento all'intera popolazione (come il Nic) si basa su un paniere leggermente diverso, definito in sede comunitaria. Quest'ultimo paniere esclude alcuni beni difficilmente paragonabili tra paesi diversi: per esempio, il lotto, le lotterie, i concorsi pronostici e i servizi delle assicurazioni sulla vita. Inoltre i primi due indici considerano sempre il prezzo pieno di vendita, mentre quello europeo si riferisce al prezzo effettivamente pagato dai consumatori. Per esempio, gli indici nazionali considerano il prezzo pieno dei medicinali, mentre quello europeo si basa sulla quota effettivamente a carico del consumatore (il ticket). Inoltre, l'Ipca tiene conto delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni).

L'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali
misura le variazioni dei prezzi dei prodotti nell'industria, esclusa l'edilizia, le costruzioni navali, aerospaziali e ferroviarie e il settore degli armamenti. Ogni settore rientra nell'indice con un suo peso. I prezzi sono rilevati alla produzione, cioè al momento in cui i prodotti escono dalle imprese, al netto dell'Iva; sono raccolti su un campione di imprese, che comunicano i prezzi di alcuni prodotti. Oltre alla pubblicazione dell'indice mensile, l'Istat calcola anche la variazione percentuale dell'indice rispetto al periodo precedente (la variazione congiunturale) e quello rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (la variazione tendenziale).

Le informazioni e gli aggiornamenti sono disponibili nella pagina dedicata ai dati su: Prezzi.

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